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5月27日 OPERE DI FEDEIo sono…lo spazio in cui avvengono tutte le cose nella mia vita.Vedi... c'è calma, spazio e silenzio intorno a ciò che avviene.Non importa quanto rumorosi siano gli avvenimenti.Io sono l'Adesso…colui che osserva da quella calma,spazio e silenzio intorno a ciò che avviene.Ed il rumore si dissolve...Marcello Cicchini.Ciò che siamo è il risultato di tutte le decisioni che abbiamo preso finora. Una decisione è ad esempio: “decido di rimandare le mie decisioni”, “è più comodo far decidere agli altri per me” Quante di queste “decisioni” abbiamo preso? Decidere, dopo aver puntato una meta, di arrivare al più presto ed utilizzando tutte le nostre risorse emotive, fisiche, economiche, utilizzando tutta la nostra volontà, persistenza e motivazione e non mollando alla prima difficoltà, è più impegnativo… è più facile far decidere agli altri per noi ma questo tipo di “decisioni” ci porta soltanto dove qualcun altro vuole che andiamo e non potrebbe piacerci. Ciò che siamo è ciò che ci siamo meritati, ciò che siamo è ciò che abbiamo deciso di essere. Una volta ho sentito delle sagge parole, e cioè: Le persone sono ciò che vogliono essere. Se tu vuoi una cosa ( se la vuoi veramente) quindi la diventi. Magari qualcuno pensa, (anche io stesso penso), che non è sempre così… che ci sono casi e casi… che è anche questione di fortuna, ecc, ecc. Mi rispondo che questi pensieri sono soltanto povere consolazioni. La realtà è un’altra. Ciò che siamo è il risultato di tutte le decisioni che abbiamo preso finora.
Marcello Cicchini 10月29日 Arte Concettuale e GestualeMarcello Cicchini
ARTE CONCETTUALE E GESTUALE
A cura di Isabella Convertino - Critico d'Arte - Galleria Modigliani Milano.
Magnolia - 50x70 cm - Acrilico su tela. Lavanda - 50x100 cm - Acrilico su tela.
L’Artista Marcello Cicchini nasce a La Plata, Argentina nel 1965. Si trasferisce in Italia all’età di 24 anni con il desiderio di scoprire una realtà diversa che potesse in qualche modo stimolare la sua capacità creativa. È un artista dal temperamento inquieto e poliedrico, con il desiderio inconscio di esternare le proprie emozioni, gli stadi d’animo e le memorie dell’infanzia, attraverso la pittura e la forza del colore. Possiamo dire dunque che diventa un valido artista per necessità interiore, poiché dentro il suo Io è in atto una rivoluzione creativa e spontanea che non passa sotto analisi psicologica. L’arte di Marcello Cicchini deriva da una trasformazione della forma, ancor prima di diventare astrattismo, pertanto arte concettuale e gestuale. L’artista segue una poetica costantemente aggiornata da una ansietà formale costruttiva di ordine linguistico. Non a caso è in grado di sperimentare forme e tecniche sempre diverse su una tela che diviene per lui un grande spazio nel quale creare, immaginare se stesso e rivoluzionare gli schemi esistenziali e la regola. Le grandi dimensioni delle tele, evidenziano questo suo desiderio costruttivo e compositivo, rendendolo partecipe di quell’attimo in cui egli genera l’opera. Consideriamo Marcello Cicchini un seguace dell’Arte Concettuale dove si attua una sorta di de materializzazione delle opere, che comunque non condurrà quasi mai alla totale cancellazione del visibile. L’artista tende ad affermare il valore dell’idea come prevalente e quindi l’importanza del processo mentale della realizzazione di un’opera d’arte. Gillo Dorfles, autore di numerosi saggi di estetica, definisce l’Arte Concettuale come “corrente squisitamente mentale, di ricerca intellettuale, speculativa il cui fine è soprattutto disgiungere ad una realizzazione poetica più che quello di incarnarsi in un preciso embrione formale, tangibile e decisamente fruibile percettivamente. Sicché anche alcune forme in cui l’elemento percettivo è particolarmente evidente, danno più peso alla ricerca dei meccanismi messi in moto dall’impatto percettivo che alla realizzazione fattuale degli stessi”. Infatti nelle opere di Cicchini prevale una sorta di energia positiva generatrice di tutto, dove il colore è luce, la forma è una derivante del suo pensiero, talvolta inquieto, talvolta romantico, arricchito con tocchi fantastici e surreali, in atmosfere dense di colore e di contrasti. L’artista adotta il linguaggio della cosiddetta poetica del gesto, abbandonando quasi i valori della razionalità e della regola geometrica. Quindi, il gesto, anche violentemente espresso sulla tela, istintivo e fulmineo, il valore del segno il senso del materico, sono le componenti principali della sua arte. La pittura d’azione di Cicchini, presuppone che il colore e la mano dell’artista si uniscano per dare vita ad opere in cui prevale l’istinto immediato. L’artista concepisce il quadro come un mezzo di conoscenza, come il luogo in cui tradurre in immagine la propria volontà di esistere e di raccontarsi. Infatti, per portare a galla verità celate negli anfratti più reconditi dell’animo. Marcello si affida al proprio istinto motorio e invade la tela con una sequenza di gesti da cui scaturiscono motivi concettuali con un risalto molto vario: tracciati di linee spesse organizzate in maniera casuale, composizioni originali, ispirate alla natura e caratterizzanti il suo mondo interiore, ciò che lui immagina vivere dentro di se e desidera ascoltare al di fuori da ogni realtà attraverso i colori dell’arte. L’aspetto del quadro è il riflesso del processo esecutivo dell’artista. Questo rappresenta un dato che rivela un certo rapporto con l’automatismo psichico dei surrealisti, anche se la pittura gestuale intende andare oltre, in quanto si sovrappone una forte componente esistenziale. L’artista argentino ha bisogno di grandi spazi, non intende ridurre la forza creativa nel suo interiore, è fondamentale rappresentare l’immediatezza fantastica del suo essere, semplicemente con la materia del pigmento. Tutto ciò gli è utile per confrontarsi con la realtà, per misurare le proprie capacità artistiche e scoprirsi sempre di più, per giungere poi alla definizione di se stesso, come artista e come uomo, attraverso uno stile di Vita.
Dott.ssa Arch. Isabella Convertino.
11月8日 Riguardo alle religioni.(Qualcuno mi ha scritto riguardo alla propria religione e non ho potuto fare a meno di pubblicare una mia riflessione di gennaio 2006.
Io la vedo così… Immagino di essere in una tribù indigena dell’Africa o delle Americhe di secoli fa. In questa tribù non si ha conoscenza dell’esistenza di Cristo, di Budda, di Maometto… eppure, il bene c’è. Sicuramente c’è chi, in quella tribù, si occupa di elargire consigli e di aiutare all’armonia dei singoli componenti, che ha ben in chiaro quale sia il bene ed il male. Posso trovare anche sentimenti nobilissimi in molti di questi indigeni. Sentimenti molto nobili che non riuscirei a ritrovare oggi nel cuore di molti che popolano le nostre chiese, moschee e templi. Non sto dicendo che il loro Dio è, o è stato migliore del nostro Dio ma vorrei esprimere la mia visione al rispetto. Io credo che Dio sia “Il Bene” che anima ognuno di noi. Spesso abbiamo discusso, o abbiamo sentito discutere di religione e posso dire che c’è molta incongruenza a motivo della forma in cui chiamiamo le cose. Io lo chiamo Dio, un altro lo può chiamare Energia, un altro ancora lo può chiamare Geova. Penso ci siano molte forme in cui, il Creatore, viene chiamato. Così sicuramente ci saranno tanti “modi di dire”, tanti gerghi quanti religioni ci sono in questo mondo. Comunque ogni credente, di qualsiasi religione lui sia, è concorde che il proprio “Dio” è un Dio buono, giusto, coerente, razionale, puro, che ama se stesso e ama noi tutti, che genera vita, che è saggio, che insegna l’umiltà, la generosità, l’altruismo, la compassione, il perdono, la riconciliazione, induce ad essere pazienti ed equilibrati, che dalla sua bocca esce solo verità… innumerevoli altre virtù possiamo addossare al “nostro Dio”. Penso che a questo punto posso affermare che bontà, giustizia, coerenza, razionalità, purezza, amore, capacità di creare, saggezza, umiltà, generosità, altruismo, compassione, perdono, riconciliazione, pazienza, equilibrio, verità, siano punti di chiara concordanza, che non siano “modi di dire” o appartengano a un certo gergo di questa o quella religione. Io credo che dove esistono queste cose, lì esiste Dio (o come vogliamo chiamarlo). Nella misura in cui queste cose sono parte del nostro essere, il “nostro Dio” vive in noi. Ovviamente… nella misura in cui queste cose NON si notano in noi, la Il nostro Essere è coperto. (Non è Lui ad allontanarsi, come molti ritengono) Credo anche che “l’aiuto di Dio” consista nel risultato che otteniamo per il nostro operare queste cose elencate prima. Facendo così, non facciamo altro che agire beneficamente sugli altri e su noi stessi e questo genera benefici enormi che “aiutano” la nostra vita. In pratica, a noi aiutano le qualità che vivono in noi, che sono parte di noi. Possiamo obbedire qualche volta il consiglio ricevuto da qualcuno e che ci vada bene. Non credo che sia sano dover obbedire per tutta la vita. Dobbiamo acquisire le virtù in modo tale che diventino uno stile di vita, parte di noi, e che (senza calcolarle) operino naturalmente attraverso nostro. Il detto : “aiutati che io ti aiuto”, non è altro che: l’aiuto è dentro di te mio caro… mettiti in moto e non delegare le tue responsabilità alla misericordia di qualcuno che, avendo pena di te, ti conceda una elemosina per passare il momento. Tornando a Dio… i miei pensieri non annullano l’esistenza di Dio, anzi credo che Dio esiste ma la sua natura va aldilà del modo in cui abbiamo imparato ad immaginarlo, cioè, con sembianze umane, barba bianca e tunica e robe del genere. Credo che in futuro non discuterò di concetti religiosi ma cercherò di evidenziare i punti d’incontro (che ne sono tanti) tra le persone di ogni religione in questo mondo.
Marcello Cicchini 19-1-2006
10月20日 Ascoltami!!!Ascoltami!!!
Mi piace scrivere quindi... Fino a 2000 caratteri!!! wow! ok. Sono innamorato dei miei 40 anni. Mi piacciono! mi sento più giovane di quando avevo 30... di testa intendo dire. Questa settimana mi arriva la batteria... Spero di non farci un casino di rumore. Lavoro in fabbrica come informatico ma la mia passione è l'astrattismo!!! sono un pittore che ama mettersi in mostra. Sono convinto che tutti siamo degli artisti in qualche modo... la differenza è proprio nel coraggio di farsi notare. Immagino che ognuno è UN ISOLA in mezzo al oceano, nella quale c'è tutto ciò che serve per sopravvivere senza problemi. C'è tutto... scoprire dov'è ogni cosa!... qui ti voglio!!!. Nascosta sotto la sabbia puoi trovare tanta autostima. Dentro una noce di cocco puoi trovare un pò di perseveranza. Intrecciata in qualche radice... la speranza. Io direi... ascoltati un pò di più, solo tu sai dove trovare ciò che ti serve. Il bello di tutto ciò è che, volendo, posso ospitarti e puoi ospitarmi, nella nostra isola ovviamente. Grazie che non mi hai interrotto mentre ti stavo parlando. Ritengo molto valida una persona che sa ascoltare senza interrompere, senza voler dare consigli... in quel modo posso trovare ancora tanti tesori che ho dentro di me... quale isola in mezzo all'oceano. Solo in questo modo, se mi lasci parlare senza interrompermi, vedrò me dall'alto in mezzo ad un labirinto. Vedrò l'uscita ma vedrò anche altri tesori che sono dietro all'angolo. A me piace scrivere... scrivere è come parlare senza essere interrotti. Ci vuole un pò di malinconia ogni tanto ed io ne sono pieno in questo momento. In realtà volevo scrivere un articolo per pubblicarlo su un blog... (Mi guardo in torno) Cerco un attrezzo d'oro chiamato "realismo" che uso di solito per scavare; voglio trovare AMORE da darti ma mi accorgo che non servono attrezzi... L'amore è in ogni frutto, in ogni sasso, nel modo in cui cammino, in ogni albero, nell'aria che respiro... c'è addirittura un lago d'amore nel quale ci si può tuffare. Ti sorrido... non lo faccio per essere accettato. Sorrido perchè sono soddisfatto! Sorrido perchè in realtà, in realtà non vorrei trovarti in questo sito... FUORI DA QUESTO SITO VORREI TROVARTI! in città!. Lì, dove c'è un tavolino e due tazze fumanti e ascoltarti... ascoltarti, ascoltarti. Comincia a scrivere, ascoltati. Usa quel "realismo" e trova te stessa sotto la sabbia... soffochi!
Marcello Cicchini. 16-10-2006
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